Asmat’na – I desaparecidos dell’Eritrea

ASMAT’NA

Our Names

Conservazione della memoria contro la violenza istituzionalizzata

Gabriel Tzeggai

Perché i nomi sono così importanti? Cosa c’è in un nome?
Il tuo nome  ti presenta al mondo. Esso ti accompagna dalla nascita e, anche dopo la morte, conserva la tua memoria. Il tuo nome racconta il tuo vissuto ed è legato ai ricordi delle tue azioni, dei tuoi sacrifici e del tuo retaggio anche dopo che hai cessato di esistere.

Il tuo nome è il tuo onore e quello dei tuoi antenati. Il tuo nome vive anche quando non sei più presente. Il tuo nome è il tuo ricordo. Il tuo nome è la parola che ti relaziona agli altri e al tuo intimo. È identità. Il tuo nome è storia. Il tuo nome è la tua umanità.

Le persone scomparse sono la storia. I loro nomi sono storia e testimonianza.

I nomi delle persone scomparse rappresentano quei valori che sono il nostro patrimonio comune. I loro nomi sono i nostri nomi.

I loro nomi raccontano una storia che coloro che commettono violenza non vogliono che venga ricordata.

Cancellando i loro nomi, la dittatura seppellisce i suoi numerosi crimini contro l’umanità.

Facciamo rivivere i loro nomi e la loro memoria. Facciamo rivivere la nostra nazione, i nostri nomi.

L’Eritrea è un paese in cui un regime dittatoriale si sforza di cancellare i nomi. Facendo sparire i suoi oppositori, il regime si sforza di cancellare i loro nomi dalla nostra memoria e dalla storia della nostra nazione. Per 25 anni abbiamo assistito a un sistema violento che mira a seppellire la nostra storia impedendoci di ricordare coloro che sono scomparsi.

Questo sistema violento comprende vari metodi di coercizione: ghiffa (retate in massa), perquisizioni di casa in casa, limitazione dei movimenti, la persecuzione dei cittadini a causa delle loro credenze religiose, arresti arbitrari, coscrizioni militari perpetui, tollerare la violenza sessuale,  tortura, uccisioni arbitrarie, esecuzioni segrete, sgomberi, distruzione di case e sequestro di proprietà. Tali metodi violenti servono a uno scopo: l’istituzionalizzazione della paura come arma politica e sociale per mettere a tacere e sottomettere i cittadini ed prevenire qualsiasi azione organizzata contro la dittatura.

Tra tutti i metodi violenti utilizzati dalla dittatura, il più funesto è la sparizione forzata di persone.

Le sparizioni sono rese possibili tramite la segretezza, la stessa segretezza che caratterizzò lo stile di leadership del partito segreto all’interno del Fronte Popolare di Liberazione Eritreo – FPLE.
Agire in segreto ha vari vantaggi. Innanzitutto disorienta le persone, poiché nessuno capisce da dove vengono gli ordini, chi ha veramente dato l’ordine di fare qualcosa. In aggiunta, la segretezza nasconde i veri numeri degli scomparsi.
La detenzione di persone in segretezza è diventata uno dei tratti salienti di questo regime fin dai primi anni di indipendenza e, anche se ancora non sappiamo quante persone sono scomparse, sappiamo che il numero delle prigioni, sia quelle ufficiali che quelle segrete, è cresciuto in modo esponenziale.

Ma la segretezza mira soprattutto a creare paura. C’è una grande differenza tra essere arrestati da persone in abiti civili e non da poliziotti in divisa. Nulla impedisce alle forze del regime di indossare la divisa, ma evitare di indossarla ha uno scopo ben preciso. L’arresto stesso viene effettuato con procedure che incutono paura, spesso  di notte con modo che volutamente si vuole fare apparire surrettizio. L’intento è sempre quello di infondere paura, non solo su chi viene arrestato, ma soprattutto sui membri della famiglia e la comunità in generale.

Gli arresti sono arbitrari e quei pochi che vengono rilasciati dopo anni di detenzione non sanno mai perché sono stati arrestati. Rimangono quindi in un limbo psicologico, non sapendo mai quando possono essere nuovamente incarcerati. Migliaia, invece, sono letteralmente scomparsi nel corso di questo quarto di secolo.

In tale contesto, il messaggio è chiaro.

Il sistema vuole farti capire chiaramente, e in modo che tu non abbia alcun dubbio, che la tua stessa esistenza dipende dal suo volere. Oggi ci sei ma, se il sistema vuole, non ci sarai più. Sparirai tutto d’un tratto. Non ci sarai più nel vero senso della parola. Nessuno ti vedrà più. Alla tua famiglia resteranno solo le tue fotografie, se ci sono. Ma nessuno più potrà toccare le tue mani per salutarti. Nessuno potrà più parlare con te, nemmeno le guardie della prigione in cui finirai. Anche loro saranno costrette, così vuole il sistema, a osservarti in silenzio mentre muori lentamente nella solitudine più assoluta. Il sistema vuole che i tuoi figli scordino la tua voce e che tu diventi come un fantasma. Sparirai dalla vista di tutti.

Questo è ciò che vuole il sistema.

Ma il sistema va oltre. Il sistema vuole far sparire anche la tua memoria. Vuole che tu diventi un “mai esistito”. Ed è per questo che fa in modo che non si parli più di te. Nega il discorso su di te anche a tua madre, semplicemente negando di conoscerti, di non sapere nulla di te. Il sistema vuole incutere paura anche nelle anime dei tuoi conoscenti, affinché non si parli più di te. In tal modo cerca di farti sparire sia dalla memoria privata che da quella pubblica. Questo è il motivo per cui le madri o altri parenti che chiedono di qualcuno che è stato arrestato vengono messi a tacere con metodi violenti.

Ciò che in definitiva il sistema vuole è cancellare il ricordo di te, cancellare il nome. Questa è la parte centrale, quella più interna di tale politica depravata.

Ma perché? Perché i nomi sono così importanti per questo regime? Cosa c’è in un nome?

Il tuo nome è la prima parola che impari, quella che ti accompagna per tutta la vita dall’inizio alla fine. Indica dove ti trovi. È luogo, è paese.
Il tuo nome è la parola che ti relaziona agli altri e al tuo intimo. È identità.
Relazionandosi agli altri, la tua identità condivide norme, tradizioni, valori. Il tuo nome deriva da tutte queste tradizioni e valori e nel contempo li contiene tutti. Il tuo nome racconta di te.  Il tuo nome è storia.

Le persone scomparse sono la storia. I loro nomi sono storia e testimonianza.
I loro nomi raccontano una storia che il regime non vuole venga ricordata.
Cancellando i loro nomi, il dittatore cerca di cancellare il passato. Perché vuole che la storia si adegui ai suoi obiettivi e che ruoti intorno al suo nome.

È il sistema più violento di dittatura quello in cui le persone vengono incarcerate senza processo e tenute in segretezza, compresi i bambini. Incarcerare  persone e poi isolarle dalle loro famiglie è la peggiore forma di violenza. Impedire ai bambini di visitare i loro padri e le loro madri  è una  violenza sociale, psicologica e politica.

Il sistema delle sparizioni è il tentativo di distorcere la storia e uccidere la memoria di coloro che hanno avuto il coraggio di protestare contro quel regime che ha privato la nazione del suo onore come nazione-stato. Tuttavia, le persone scomparse sono le nostre sorelle, madri, i nostri fratelli, padri, i nostri figli, i nostri amici e la loro memoria non può morire.

La cancellazione dei loro nomi è un tentativo di seppellire i valori, gli stessi valori di libertà per i quali tutti noi abbiamo lottato, per un futuro migliore per noi e per le generazioni future.

I nomi delle persone scomparse rappresentano quei valori che sono il nostro patrimonio comune. Questo è il motivo per cui i loro nomi sono i nostri nomi.

Tale memoria e quei nomi non possono morire, a meno che tutti noi moriamo. E, per non morire, come società, dobbiamo tenere vivi i loro nomi, i nostri nomi . Perché i nostri nomi sono il baluardo contro l’ingiustizia e la guida che ci ricorderà che lo stato di diritto e la giustizia sono l’essenza indispensabile della nostra vita sociale.
Ecco perché mantenere la memoria delle persone scomparse e tenere vivi i loro nomi è   importante nella lotta contro una strategia politica che è disumana e che mira a controllare la nostra società attraverso una politica sistematica di terrore.

Una politica sistematica che cerca di cancellare i nostri nomi e cancellare la storia può essere combattuta solo attraverso un contrasto costante e sistematico. Ricordare e mantenere in vita i nomi degli scomparsi è solo il primo passo. Sono consapevole del fatto che diverse persone stanno già facendo un lavoro encomiabile nel creare consapevolezza a riguardo le persone scomparse in Eritrea. Tuttavia, occorre fare di più, in modo da raccogliere sistematicamente e preservare più informazioni storiche possibili e creare un archivio appropriato.
Farlo in modo efficace richiede lo sforzo comune di tutti noi e questo è un invito a tutti gli eritrei a partecipare a tale sforzo.

Questa è la nostra responsabilità storica collettiva e un obbligo morale che dobbiamo alle persone scomparse e alle generazioni future.

 


 

Le persone scomparse sono la storia. I loro nomi sono storia e testimonianza.

I nomi delle persone scomparse rappresentano quei valori che sono il nostro patrimonio comune. I loro nomi sono i nostri nomi.

I loro nomi raccontano una storia che coloro che commettono violenza non vogliono che venga ricordata.

Cancellando i loro nomi, la dittatura seppellisce i suoi numerosi crimini contro l’umanità.

Condividete i loro nomi. Facciamo rivivere la loro storia. Facciamo rivivere la nostra nazione, i nostri nomi.

Le immagini qui sotto sono state raccolte da diversi siti web e piattaforme sociali.
Se ci sono errori di ortografia o qualche data non esatta, accogliamo con favore le correzioni.

Vi preghiamo di inviare fotografie o informazioni aggiuntive per mantenere viva la nostra storia.

Alcune delle immagini raffigurano persone che, fino a poco tempo fa, sono stati associate alla dittatura. Tuttavia, anche loro sono ormai diventate parte degli scomparsi. Il pugno di ferro della dittatura ha schiacciato anche i suoi sostenitori dimostrando così che, alla fine, nessuno è al sicuro dalla disumanità del regime. Tutti gli scomparsi, del passato recente e lontano, fanno parte della storia di questa nazione. Facciamo appello a tutti voi per aiutarci a ricostruire la nostra storia, per ricordare coloro che hanno contribuito alla realizzazione della nostra nazione.

Le immagini qui sotto indicano solo la data di arresto, ma non ci sono informazioni biografiche. Vi chiediamo di tenere in vita i loro nomi e di aiutarci a ripristinare la loro umanità raccontando le loro storie. Le informazioni fornite saranno aggiornate e messo a disposizione del pubblico sul nostro sito web.

Tutti sono invitati a fornire qualsiasi dettaglio disponibile, come elencato di seguito, di qualsiasi persona a cui entrambi i criteri seguenti possono essere applicati: che sia stata imprigionata dal governo in Eritrea, che sia scomparsa.

Per cortesia inviate le seguenti informazioni:

– Nome
– Età
– Professione
– Stato Civile – figli, se ve ne sono
– Affiliazione (se ve ne è stata)
– Data di sequestro
– Località del sequestro
– dettagli degli eventi che hanno portato al sequestro
– Se disponibile si prega di fornire una fotografia
– Ogni ulteriore informazione

Si prega di inviare informazioni a: gab.tze@googlemail.com

 

I DESAPARECIDOS DELL’ ERITREA

Il suo nome è CIHAM ALI ABDU. Aveva 15 anni quando fu arrestata nel 2012.
Nessuno sa dove è, nessuno sa cosa ne è stato di lei.

 

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